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Un restauro pesante [Panzer IV]

Vi posso dire con certezza che questo è stato uno dei recuperi e restauri più pesanti della mia carriera collezionistica sino ad oggi.

Perché si, riesumare un pezzo di un mezzo cingolato vuol dire avere per le mani del materiale massiccio, ed il ferro (in  questo caso) è assolutamente pesante e scomodo da gestire. 

Con tutta onestà non era nei miei pensieri mettere in collezione qualcosa di tedesco, (chi mi conosce sa che ho ben poco di questo materiale) ma l'istinto è stato più forte, per cui eccomi qui a provare a descrivervi questa avventura. 

Ciò che mi ha spinto ad avere questo reperto è stata prima di tutto la sua provenienza. 

Difatti si tratta di un recupero abbastanza recente proveniente dall'Appenino Modenese, più precisamente dalla colline Pavullesi.

Derivano come spesso accade (con questo tipo di oggetti) da un riuso in campo agricolo, come era classico fare in quei tempi, in cui tutto il materiale rimasto dalla guerra era molto prezioso e fonte di ingegno di recupero.

Proprio questo particolare che lo porta ad essere un oggetto proveniente dalla mia zona d’origine , mi ha dato quella giusta emozione di volerlo possedere, carico della sua storia e di quante cose possa aver visto e vissuto questo pezzo di storia, che per me oggi si può chiamare in tutti i sensi con il termine "reliquia".

Ma non vi ancora detto di che pezzo si tratta: 

Questa "ruota" che vedete qui nelle foto è una parte di un ruotino (interno) di trascinamento della parte cingolata di un carrarmato tedesco Panzerkampfwagen IV o meglio conosciuto come PANZER IV .

Quest'ultimo è stato uno dei mezzi corazzati più utilizzati dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

Questo veicolo, prodotto a partire dal 1937 e impiegato su tutti i principali fronti del conflitto, rappresenta una fase cruciale dell’evoluzione della guerra meccanizzata del Novecento.

Le fotografie che vi metto qui sotto, sono esattamente quelle di come il ruotino si presentava appena portato a casa. 

Il restauro

Partiamo intanto con il dire che la complicanza della pulizia di questo oggetto deriva dal suo peso e poi anche dal suo ingombro, difatti benché tutto sommato non abbia misure eccesive (parliamo di circa 45-47 cm di altezza) ha un peso di circa 30kg, che nelle movimentazioni in solitaria sono un bel spezza schiena.

Le sue condizioni generali si presentavano più che buone, con una ruggine leggera, il che lo portava ad essere perfetto per un bagno in acido ossalico per rimuovere l'ossido ferroso. 

 

Poco sporco esterno e molto superficiale, gomma ancora morbida che lasciava intravedere alcune marcature, come la casa produttrice austrica : la "SEMPERIT", ancora oggi attiva nella costruzione degli pneumatici.

Dopo leggera pulizia meccanica per la rimozione di terra e altri componenti estranei, ho proseguito con due passate di sgrassatore e un abbondante risciacquo con sola acqua, ciò in preparazione all'immersione in ossalico.   


Dopo aver faticato non poco per trovare un contenitore adatto a contenerla totalmente, ho preparato la soluzione di acido ossalico , mettendo solo acqua calda (per velocizzare la reazione) e circa 150 grammi di sostanza.

Ho scelto di eseguire un totale di 3 bagni con seguente spazzolamento per eliminare la ruggine sciolta. 

Nel totale i bagni hanno avuto una durata di circa 1 ora ciascuno, ed al termine dell'operazione il risultato finale mostra un pezzo visivamente più pulito, con un miglior equilibrio cromatico e una maggiore chiarezza delle superfici, pur conservando tracce d’uso, irregolarità e stratificazioni storiche che costituiscono parte integrante del suo valore.

Specialmente nella zona del mozzo sono emerse numerose tracce di vernice originale sulla tonalità sabbia tipico della Deutsches Afrikakorps.

Con grande stupore il mozzo centrale è ancora in grado di ruotare senza troppi impedimenti con la sola forza della mano. 

Qui sotto qualche foto subito dopo il termine del processo, che rappresenta il momento migliore per poter vedere al massimo il risultato. 

Successivamente come passaggio finale ho sigillato il tutto con una passata leggerissima di spray opaco per poterla preservare dalla ruggine, anche se sicuramente non sarà semplice. 

Un oggetto impegnativo per la mia collezione e anche sotto il punto di vista dell'ingombro, ma al quale non ho voluto rinunciare, con la consapevolezza che questo rottame (per alcuni) rappresenta un pezzo di storia del fronte di guerra Italiano e dell'immediato dopoguerra che lo ha portato fino ai giorni nostri. 

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